Non raccontiamoci che c’è la parità dei sessi. Ok, dal Medioevo ad oggi sono stati superati molti pregiudizi e tabù, ma tantissimi, troppi altri ce ne sono ancora, anche se ci raccontiamo il contrario.
Ci sentiamo tanto emancipati e poi non aspettiamo altro che poter dare della puttana a una donna che indossa la minigonna, piuttosto che una scollatura più ampia del solito, o che ha una storia di solo sesso, o che ha un amante. E a sparare sentenze siamo tutti bravissimi e prontissimi, uomini e donne, tutti accaniti e in prima fila. E noi che accusiamo siamo le stesse un attimo dopo ad essere accusate... e in questo modo si crea un circolo vizioso che non solo ci tiene inchiodati a pregiudizi degni di un millennio fa, ma che crea anche complessi e sensi di colpa. Perché se sappiamo tirar fuori le unghie, allo stesso tempo siamo anche spesso estremamente fragili. E finiamo davvero per sentirci in qualche modo degne di tutte quelle stupide etichette che ci piace attaccare alla gente. Così a volte le donne si ritrovano ad essere vittime e carnefici allo stesso tempo, facili bersagli per entrambi i sessi. E non ci vogliono tanti passaggi per arrivare all’inibizione sessuale, al senso di colpa legato al piacere fisico. E’ così che arriva la vergogna del godere, l’incapacità di provare piacere. Atteggiamenti ostili e giudizi spietati sulle altre donne, feriscono chi li riceve, chi li mette in atto, chi li ascolta, chi li intuisce, chi li percepisce. Fanno male alla civiltà, alle donne e all’essere umano.
Visualizzazione post con etichetta senso di colpa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta senso di colpa. Mostra tutti i post
sabato 29 settembre 2012
lunedì 30 luglio 2012
Porci con le ali e nostre difficoltà
Mi piace prendere spunto da libri e articoli per le mie riflessioni. E così leggendo un'intervista a Lidia Ravera, mi è tornato in mente un capolavoro: Porci con le ali. Diario sessuo-politico di due adolescenti. L’opera, scritta nel 1976, fece scandalo per il linguaggio esplicito con cui si affrontavano temi quali la sessualità e l’omosessualità. la copertina non è da meno, disegnata da Pablo Echaurren, è anch’essa all’altezza del libro che riveste.
Quindi, con l’intento di trarne qualche spunto interessante, ho ripreso questo libro dallo scaffale. Devo dire che tenere in mano questa vecchia edizione, se pur non la prima originale, suscita una certa emozione. Le pagine un po’ ingiallite, il profumo, il prezzo di duemiladuecento lire: è una sensazione che unisce corpo, mente e anima.
Così ho iniziato a sfogliarlo, fino a ritrovarmi a leggerlo per intero e a decidere che non sarebbe stato un semplice spunto, ma sarebbe diventato l’argomento. Perché in realtà di spunti ne offre in continuazione, in ogni pagina, e voglio riportare qui solo un paio di passaggi, che mi hanno colpito di più in questo momento. Scelta del tutto personale, non credo siano i più significativi del libro, ma oggi lo sono per me.
(...) poi mi infilavo le mani nelle mutandine, rapida rapida, con un occhio alla porta e le orecchie così tese che sentivo fischiare le scale. Era un grande spavento. E la mano poi me la sarei tagliata, ma era bello, una grande felicità bagnata, strappata, un urletto soffocato. Adesso, anche se sono sola è come se fossi in mezzo alla gente: mi viene da ridere. Cioè non è che mi viene da ridere, rido perché non sono mai sola, c’è sempre qualcuno, qualche maledetto coglione che mi giudica.
- A me ogni tanto mi sembra di vivere solo per piacere agli uomini, perché se non mi scelgono, se non mi scelgono sempre, mi viene una specie di paura di morire...
- Però sai che capita anche a me. Ho una paura tremenda di essere rifiutato o respinto o non so cos’altro.
A me ogni tanto vengono in mente cose truci, tipo sbatterla sul letto-strapparle le mutande-infilargielo al culo facendola urlare. Mi vergogno moltissimo di queste pensate da giornaletto porno, però stanno lì lo stesso.
E da qui siamo liberi di riflettere, o meno, su ciò che preferiamo, su ciò che ci ha colpiti di più. Magari sul senso di colpa, sul giudizio degli altri, sulla paura di non essere accettati. E sull’infinità di dinamiche e implicazioni che spesso ci impediscono di vivere serenamente la nostra esistenza e la nostra sessualità.
Così ho iniziato a sfogliarlo, fino a ritrovarmi a leggerlo per intero e a decidere che non sarebbe stato un semplice spunto, ma sarebbe diventato l’argomento. Perché in realtà di spunti ne offre in continuazione, in ogni pagina, e voglio riportare qui solo un paio di passaggi, che mi hanno colpito di più in questo momento. Scelta del tutto personale, non credo siano i più significativi del libro, ma oggi lo sono per me.
(...) poi mi infilavo le mani nelle mutandine, rapida rapida, con un occhio alla porta e le orecchie così tese che sentivo fischiare le scale. Era un grande spavento. E la mano poi me la sarei tagliata, ma era bello, una grande felicità bagnata, strappata, un urletto soffocato. Adesso, anche se sono sola è come se fossi in mezzo alla gente: mi viene da ridere. Cioè non è che mi viene da ridere, rido perché non sono mai sola, c’è sempre qualcuno, qualche maledetto coglione che mi giudica.
- A me ogni tanto mi sembra di vivere solo per piacere agli uomini, perché se non mi scelgono, se non mi scelgono sempre, mi viene una specie di paura di morire...
- Però sai che capita anche a me. Ho una paura tremenda di essere rifiutato o respinto o non so cos’altro.
A me ogni tanto vengono in mente cose truci, tipo sbatterla sul letto-strapparle le mutande-infilargielo al culo facendola urlare. Mi vergogno moltissimo di queste pensate da giornaletto porno, però stanno lì lo stesso.
E da qui siamo liberi di riflettere, o meno, su ciò che preferiamo, su ciò che ci ha colpiti di più. Magari sul senso di colpa, sul giudizio degli altri, sulla paura di non essere accettati. E sull’infinità di dinamiche e implicazioni che spesso ci impediscono di vivere serenamente la nostra esistenza e la nostra sessualità.
|
Iscriviti a:
Post (Atom)
